L'assegno di mantenimento non è un importo scolpito nella pietra: può essere ridotto, revocato o ridefinito quando cambiano le condizioni economiche degli ex coniugi o quando chi lo percepisce instaura una nuova vita di coppia. Il problema, in tribunale, è uno solo: servono prove. Sospettare che l'ex abbia redditi non dichiarati o una nuova convivenza non basta — bisogna documentarlo in modo lecito e utilizzabile dal giudice. È esattamente ciò di cui si occupa EA Investigazioni: raccogliere elementi concreti a sostegno della richiesta di determinazione o revisione dell'assegno.

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Cos'è l'assegno di mantenimento e quando può cambiare

L'assegno di mantenimento è la somma che un coniuge versa all'altro — e/o ai figli — in caso di separazione, per garantire un adeguato sostegno economico. Per il coniuge si fonda sull'art. 156 del Codice Civile, mentre per i figli si richiama l'art. 337-ter c.c. e il principio di proporzionalità rispetto alle risorse dei genitori.
L'importo viene fissato dal giudice sulla base delle condizioni economiche fotografate in quel momento. Ma la vita cambia: chi versa l'assegno può perdere il lavoro, chi lo riceve può trovare una nuova occupazione, ricevere un'eredità o iniziare una convivenza. Quando subentrano questi "fatti nuovi", la legge consente di chiedere la revisione dell'assegno — in aumento, in diminuzione o fino alla revoca.

Revisione e revoca dell'assegno: i "fatti nuovi" che contano

Per modificare l'assegno non basta un cambiamento qualsiasi: deve trattarsi di una variazione oggettiva, effettiva e significativa delle condizioni economiche, sopravvenuta rispetto alla decisione originaria. I casi più frequenti che giustificano una richiesta di revisione sono:
  • Aumento dei redditi del beneficiario (nuovo impiego, avanzamenti, attività non dichiarate).
  • Nuova convivenza stabile dell'ex coniuge che percepisce l'assegno.
  • Peggioramento delle condizioni di chi versa l'assegno (perdita del lavoro, malattia, nuovi carichi familiari).
  • Tenore di vita incoerente: chi dichiara redditi modesti ma vive ben oltre le proprie possibilità dichiarate.
In tutti questi casi l'onere della prova ricade su chi avanza la richiesta. Ecco perché una documentazione investigativa solida fa la differenza tra un'istanza accolta e una respinta.

Revoca per nuova convivenza (more uxorio): cosa bisogna provare

Una convivenza more uxorio è una relazione in cui due persone vivono come una coppia stabile, pur senza essere sposate. Secondo la consolidata giurisprudenza della Cassazione, quando il coniuge che percepisce l'assegno instaura una nuova convivenza stabile e continuativa, può perdere il diritto al mantenimento: si presume infatti che al suo sostentamento concorra il nuovo nucleo familiare.
Attenzione però: non basta una frequentazione o qualche pernottamento occasionale. Per ottenere la revoca occorre dimostrare stabilità, continuità e un progetto di vita comune. Gli elementi che un'indagine documenta sono tipicamente:
  • pernottamenti continuativi nella stessa abitazione;
  • nome sul citofono, sulla cassetta postale o sulle utenze;
  • condivisione delle spese e della gestione domestica;
  • presentarsi in pubblico come coppia stabile, vacanze e impegni comuni.
Sono gli stessi indizi che raccogliamo nelle indagini per accertare un'infedeltà coniugale, qui finalizzati però a provare l'esistenza di un nuovo legame familiare stabile.

Redditi e patrimonio occultati: far emergere il tenore di vita reale

Il secondo grande fronte è quello economico. Non è raro che, in vista o nel corso della causa, un coniuge dichiari redditi inferiori a quelli effettivi: lavoro "in nero", incassi non fatturati, beni intestati a prestanome, attività parallele non dichiarate. Su questi aspetti interviene la nostra attività di indagine patrimoniale, con cui ricostruiamo:
  • l'effettiva attività lavorativa e le fonti di reddito reali;
  • beni mobili e immobili, anche se formalmente intestati ad altri;
  • il tenore di vita concreto (auto, viaggi, abitudini di spesa).
Il risultato è una fotografia oggettiva della reale capacità economica, fondamentale sia per chi vuole ridurre un assegno troppo alto, sia per chi chiede un importo adeguato di fronte a un ex che nasconde le proprie disponibilità.

Le prove dell'investigatore sono valide in giudizio

È la domanda che ci pongono tutti: "ma quello che raccogliete posso usarlo in tribunale?". La risposta è sì, a condizione che le prove siano ottenute nel rispetto della legge e della privacy. La relazione investigativa — corredata da fotografie, video, annotazioni e, se necessario, testimonianza dell'investigatore — è pacificamente ammessa nel processo civile e viene comunemente utilizzata negli atti del tuo avvocato.
Operiamo con investigatori titolari di licenza prefettizia, presupposto indispensabile perché il materiale raccolto abbia valore. Lo stesso rigore che applichiamo nelle controversie civilistiche e nelle indagini patrimoniali.

Come lavoriamo, passo dopo passo

Ogni incarico segue un percorso chiaro e riservato:
  • 1. Consulenza iniziale gratuita — ascoltiamo la tua situazione e valutiamo la fattibilità.
  • 2. Definizione dell'obiettivo — convivenza, redditi, tenore di vita: stabiliamo cosa va provato e come.
  • 3. Preventivo trasparente — costi concordati in anticipo, senza sorprese.
  • 4. Attività investigativa — osservazione, pedinamento e accertamenti condotti nel rispetto della legge.
  • 5. Relazione finale — documentata e utilizzabile dal tuo legale in sede giudiziale.
Affianchiamo abitualmente avvocati e clienti privati anche in materia di affidamento dei minori e asse ereditario, ambiti spesso intrecciati alle vicende di separazione.

Come si parte: cosa ci serve, quanto dura, quanto costa

Sono le quattro domande che ci fanno tutti al primo contatto. Ecco le risposte, prima ancora di chiamarci.

1. Il caso è fattibile?

Raccontaci che cosa ti preoccupa: la fattibilità la valutiamo noi, al primo colloquio, che è gratuito. Se le prove non si possono raccogliere in modo lecito e utile, te lo diciamo subito, prima di qualsiasi spesa.

2. Che cosa vi serve da me per partire?

  • il motivo: che cosa vuoi dimostrare (nuova convivenza, lavoro non dichiarato, tenore di vita);
  • nome, cognome e data di nascita dell'ex coniuge;
  • l'indirizzo dove pensi che conviva, se lo conosci;
  • una foto recente;
  • la targa dell'auto, se ne ha una;
  • l'indirizzo di casa; se non lo avete, il nostro primo passo è proprio rintracciarlo;
  • orari, turni e abitudini che conoscete.

3. Quanto dura l'indagine?

Un'indagine seria non dura meno di 3 giorni: un comportamento visto una volta sola vale poco, davanti al giudice. Di solito si arriva a una settimana, al massimo due. Alla fine ricevi la relazione scritta, con foto e video.

4. Quanto costa?

  • 1 investigatore: 65 € l'ora, minimo 4 ore di seguito;
  • squadra di 2 investigatori: 80 € l'ora;
  • 0,87 € al km per ogni auto impiegata.
Quanti investigatori servono lo decidiamo noi, caso per caso: dipende per esempio da quante uscite ha il palazzo (portone e cortile), se c'è una strada privata, se la persona si sposta in auto ma anche in pullman, car sharing, bici, moto o monopattino, se guida veloce, se è già stata pedinata o se si guarda spesso intorno. Con un investigatore solo, in questi casi, si rischia di perderla.
Con il minimo di 3 giornate da 4 ore si parte da 780 € con un investigatore, da 960 € con la squadra, più i km. Il preventivo è scritto e lo ricevi prima di partire: nessuna sorpresa a fine indagine. Lavoriamo a Torino, in tutto il Piemonte e nel Nord Italia, con la stessa tariffa oraria; le eventuali trasferte sono indicate a parte.

Cosa dicono di noi i clienti

Alcune recensioni lasciate su Google, riportate parola per parola:
«Ottima Agenzia. Mi sono rivolta a loro ed in tempi rapidi sono venuta a capo di ciò che mi interessava. Mi rivolgerò sicuramente a loro per esigenze future.»
Francesca Man, recensione Google
«E.A. è un' ottima Agenzia Investigativa, il Signor Albertacci oltre ad essere un eccellente investigatore è un professionista serio e affidabile e capisce subito il problema.»
bella torino, recensione Google
Voto 5,0 su Google con oltre 110 recensioni: puoi leggerle tutte qui.

Perché scegliere EA Investigazioni

  • Esperienza dal 1994 in indagini per il diritto di famiglia.
  • Investigatori con licenza prefettizia e associati FEDERPOL.
  • Prove utilizzabili in tribunale, raccolte nel pieno rispetto della privacy.
  • Massima riservatezza e supporto diretto al tuo avvocato.
  • Preventivi gratuiti e trasparenti, senza costi nascosti.
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Come verificare chi siamo

Prima di affidare un incarico delicato è giusto poter controllare con chi si sta parlando. Questi dati sono pubblici:

  • Licenza art. 134 T.U.L.P.S. n. 70166 del novembre 1994, oggi provvedimento n. 10091/2011, Prefettura di Torino;
  • Titolare Elio Albertacci, socio Federpol, la federazione italiana degli istituti di investigazione;
  • 32 anni di attività e oltre 2.500 casi seguiti, dal 1994 a oggi;
  • Voto 5,0 su Google con oltre 110 recensioni: puoi leggerle qui, una per una;
  • P. IVA 06814920010, sede in Corso Luigi Einaudi 43 a Torino.

I nomi dei clienti e i casi seguiti non li pubblichiamo, è la stessa riservatezza che vale per te. Il primo colloquio è gratuito e il preventivo scritto arriva entro un’ora, al 339 48 62 475.

Domande frequenti sull'assegno di mantenimento

Quando si può chiedere la revisione dell'assegno di mantenimento?

Quando interviene un fatto nuovo, oggettivo e significativo: un cambiamento dei redditi di uno dei due ex coniugi, una nuova convivenza del beneficiario, o un mutamento rilevante del tenore di vita. La modifica va richiesta al giudice e va supportata da prove.

L'assegno di mantenimento si perde se l'ex inizia una nuova convivenza?

Può perdersi. Secondo la giurisprudenza, una convivenza stabile e continuativa (more uxorio) del coniuge che percepisce l'assegno può comportarne la riduzione o la revoca, perché si presume che il nuovo nucleo familiare contribuisca al suo sostentamento. Occorre però provare la stabilità del nuovo legame.

Le prove raccolte da un investigatore privato sono valide in tribunale?

Sì. La relazione investigativa, con foto, video e testimonianza dell'investigatore, è ammessa nel processo civile purché le prove siano state raccolte legalmente e nel rispetto della privacy. È prassi consolidata negli atti dei legali.

Cosa serve per dimostrare che l'ex coniuge ha redditi non dichiarati?

Serve un'indagine patrimoniale che ricostruisca l'attività lavorativa reale, le fonti di reddito, i beni posseduti (anche tramite prestanome) e il tenore di vita effettivo, mettendoli a confronto con quanto dichiarato in causa.

Quanto costa un'indagine per l'assegno di mantenimento?

Un investigatore costa 65 € l'ora (minimo 4 ore), una squadra di due 80 € l'ora, più 0,87 € al km per ogni auto: poiché un'indagine seria dura almeno 3 giorni, si parte da 780 € (da 960 € con la squadra), più i km. Per questo forniamo sempre un preventivo gratuito e personalizzato dopo la prima consulenza, con costi concordati in anticipo.

Posso far seguire il mio ex coniuge da un investigatore?

Sì, in presenza di un interesse legittimo e tutelabile — come la revisione di un assegno o la tutela dei figli — il pedinamento svolto da un'agenzia con licenza è lecito. Valutiamo la fattibilità nel rispetto della normativa durante la consulenza iniziale.

In quanto tempo ottengo la relazione investigativa?

I tempi variano in base agli obiettivi: alcuni accertamenti si concludono in pochi giorni, altri richiedono un'osservazione prolungata per dimostrare la continuità di una convivenza. Concordiamo tempistiche e modalità prima di iniziare.