Violazione patti di non concorrenza a Torino
Quando un ex dipendente o un ex collaboratore continua a lavorare nello stesso settore nonostante abbia firmato un patto di non concorrenza, l’azienda subisce un danno concreto – clienti sviati, know-how che passa alla concorrenza, fatturato eroso – ma spesso non ha in mano nulla per dimostrarlo. Il problema, in questi casi, non è la norma: è la prova. E la prova va costruita da professionisti autorizzati, in modo che regga davanti a un giudice.
EA Investigazioni opera dal 1994 con sede a Torino e affianca imprenditori, responsabili HR, rappresentanti legali e studi professionali nella raccolta delle prove sulla violazione del patto di non concorrenza. Lavoriamo con licenza prefettizia (art. 134 TULPS): è questo che rende utilizzabile, in sede civile e disciplinare, ciò che documentiamo.
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Cos’è il patto di non concorrenza e cosa dice la legge
Il patto di non concorrenza è l’accordo con cui un lavoratore si impegna, dopo la fine del rapporto, a non svolgere attività in concorrenza con l’ex datore di lavoro. È disciplinato dall’art. 2125 del Codice Civile, che per la sua validità richiede quattro requisiti precisi: la forma scritta, un corrispettivo a favore del lavoratore, e limiti definiti di oggetto, tempo e luogo (la durata non può superare i 5 anni per i dirigenti e i 3 anni per gli altri lavoratori).
Durante il rapporto di lavoro vale invece l’obbligo di fedeltà dell’art. 2105 c.c., mentre l’art. 2596 c.c. fissa i limiti contrattuali alla concorrenza. Sono queste le norme che regolano il patto: capirle serve, ma da sole non bastano. Un patto valido resta lettera morta se, nel momento in cui viene violato, l’azienda non è in grado di dimostrare chi lo ha infranto, come e da quando.
Quando il patto è violato: i segnali da non ignorare
La violazione raramente è dichiarata apertamente: quasi sempre si nasconde dietro attività informali, prestanome o nuove società. I segnali più frequenti che portano un’azienda a rivolgersi a noi sono:
- L’ex dipendente lavora per un concorrente diretto pur negandolo, magari senza un contratto ufficiale o tramite un familiare.
- Storno di clientela: clienti storici che, subito dopo l’uscita di una persona, migrano verso una società concorrente.
- Apertura di un’attività in proprio nello stesso settore e nella stessa area geografica coperta dal patto.
- Utilizzo di segreti aziendali, listini o know-how riservati, sottratti prima delle dimissioni.
- Contatti sospetti con fornitori o dipendenti ancora legati all’azienda, per attrarli verso la nuova realtà.
In molti di questi casi la violazione del patto si intreccia con altri illeciti, come il furto di dati e informazioni riservate in azienda o l’uso indebito di marchi e brevetti: per questo l’indagine va impostata in modo che ogni elemento raccolto sia coerente e utilizzabile.
Come proviamo la violazione del patto di non concorrenza
È il cuore del nostro lavoro. L’onere di provare la violazione ricade sull’azienda, e un sospetto – per quanto fondato – non ha alcun valore in giudizio. Il nostro compito è trasformarlo in un fatto documentato. Operiamo così:
- Osservazione e pedinamento: ricostruiamo gli spostamenti quotidiani del soggetto per accertare se, dove e per chi svolge realmente attività lavorativa.
- Documentazione fotografica e video: acquisiamo materiale che attesti la presenza costante presso l’azienda concorrente, l’uso di mezzi aziendali, gli incontri con clienti.
- Verifica del nuovo datore di lavoro o dell’attività avviata: accertiamo la reale natura del ruolo ricoperto, andando oltre le apparenze formali (prestanome, contratti fittizi, cariche intestate a terzi).
- Analisi delle informazioni (intelligence): incrociamo dati camerali, visure e fonti aperte per collegare la persona alla struttura concorrente.
- Relazione investigativa: tutto confluisce in un report corredato di fotografie, filmati e riscontri, redatto per reggere il contraddittorio e utilizzabile in giudizio, se necessario con la testimonianza dell’investigatore.
Le conseguenze della violazione e il valore delle prove in giudizio
Una volta dimostrata la violazione, l’azienda dispone di strumenti concreti. Il patto in genere prevede una penale contrattuale (art. 1382 c.c.) che il trasgressore è tenuto a versare a prescindere dalla prova del danno. In parallelo, il datore di lavoro può agire per il risarcimento dei danni subiti e, nei casi più urgenti, chiedere al giudice un provvedimento inibitorio d’urgenza (art. 700 c.p.c.) per far cessare immediatamente la condotta. Se la violazione integra anche concorrenza sleale (art. 2598 c.c.), si aprono ulteriori tutele.
In tutti questi scenari, il fattore decisivo è sempre lo stesso: la solidità della prova. Un’indagine condotta da un’agenzia autorizzata, entro i limiti di legge, produce una relazione che il giudice può valutare; un accertamento fai-da-te, oltre a essere inutilizzabile, rischia di ritorcersi contro chi lo ha commissionato. È in questo perimetro che si colloca il nostro lavoro a supporto dell’azienda e del suo legale.
Violazione del patto di non concorrenza a Torino
Siamo un’agenzia investigativa a Torino con operatività quotidiana in città e in tutto il Piemonte, ma seguiamo le imprese ovunque abbiano interessi, in Italia e all’estero. Quando serve un investigatore privato sul territorio torinese per accertare gli spostamenti e l’attività reale di un ex dipendente, mettiamo in campo personale dedicato, pedinamenti e appostamenti condotti con la massima riservatezza. Conosciamo il tessuto economico locale: è un vantaggio concreto quando si tratta di ricostruire rapporti tra aziende e persone del territorio.
Come si parte: cosa ci serve, quanto dura, quanto costa
Sono le quattro domande che ci fanno tutti al primo contatto. Ecco le risposte, prima ancora di chiamarci.
1. Il caso è fattibile?
Raccontaci che cosa sospetti: la fattibilità la valutiamo noi, al primo colloquio, che è gratuito. Se le prove non si possono raccogliere in modo lecito e utile, te lo diciamo subito, prima di qualsiasi spesa.
2. Che cosa vi serve da me per partire?
- il motivo: cosa ti fa pensare che il patto sia violato;
- nome, cognome e data di nascita dell’ex dipendente o dell’ex socio;
- il patto di non concorrenza firmato;
- il nome dell’azienda concorrente dove pensi che lavori, se lo sai;
- una foto recente;
- la targa dell’auto, se ne ha una;
- l’indirizzo di casa; se non lo avete, il nostro primo passo è proprio rintracciarlo;
- orari, turni e abitudini che conoscete.
3. Quanto dura l’indagine?
Un’indagine seria non dura meno di 3 giorni: un comportamento visto una volta sola vale poco, per un provvedimento disciplinare come in tribunale. Di solito si arriva a una settimana, al massimo due. Alla fine ricevi la relazione scritta, con foto e video, utilizzabile dal tuo avvocato o dal consulente del lavoro.
4. Quanto costa?
- 1 investigatore: 65 € l’ora, minimo 4 ore di seguito;
- squadra di 2 investigatori: 80 € l’ora;
- 0,87 € al km per ogni auto impiegata.
Quanti investigatori servono lo decidiamo noi, caso per caso: dipende per esempio da quante uscite ha il palazzo o l’azienda (portone e cortile), se c’è una strada privata, se la persona si sposta in auto ma anche in pullman, car sharing, bici, moto o monopattino, se guida veloce, se è già stata pedinata o se si guarda spesso intorno. Con un investigatore solo, in questi casi, si rischia di perderla.
Con il minimo di 3 giornate da 4 ore si parte da 780 € con un investigatore, da 960 € con la squadra, più i km. Il preventivo è scritto e lo ricevi prima di partire: nessuna sorpresa a fine indagine. Lavoriamo a Torino, in tutto il Piemonte e nel Nord Italia, con la stessa tariffa oraria; le eventuali trasferte sono indicate a parte.
Cosa dicono di noi le aziende
Alcune recensioni lasciate su Google da chi ci ha affidato un caso aziendale, riportate parola per parola:
Lia Lino, recensione Google
Enrico Dell’Aquila, recensione Google
Voto 5,0 su Google con oltre 110 recensioni: puoi leggerle tutte qui.
Perché scegliere EA Investigazioni
- Esperienza dal 1994: oltre trent’anni di indagini in ambito aziendale, con licenza prefettizia e iscrizione FEDERPOL.
- Prove utilizzabili: lavoriamo entro i limiti di legge proprio perché la relazione deve reggere in sede giudiziale e disciplinare.
- Focus sulla prova: non ci limitiamo a confermare un sospetto, lo documentiamo in modo spendibile davanti a un giudice.
- Riservatezza assoluta: l’ex dipendente non viene mai allertato; ogni incarico è trattato con la massima discrezione.
- Radicamento a Torino: sede operativa in città e conoscenza diretta del territorio piemontese.
Come verificare chi siamo
Prima di affidare un incarico delicato è giusto poter controllare con chi si sta parlando. Questi dati sono pubblici:
- Licenza art. 134 T.U.L.P.S. n. 70166 del novembre 1994, oggi provvedimento n. 10091/2011, Prefettura di Torino;
- Titolare Elio Albertacci, socio Federpol, la federazione italiana degli istituti di investigazione;
- 32 anni di attività e oltre 2.500 casi seguiti, dal 1994 a oggi;
- Voto 5,0 su Google con oltre 110 recensioni: puoi leggerle qui, una per una;
- P. IVA 06814920010, sede in Corso Luigi Einaudi 43 a Torino;
- EA Intelligence è la nostra divisione dedicata ad aziende e studi legali: trovi tutto sulle indagini per concorrenza sleale di EA Intelligence.
I nomi dei clienti e i casi seguiti non li pubblichiamo, è la stessa riservatezza che vale per te. Il primo colloquio è gratuito e il preventivo scritto arriva entro un’ora, al 339 48 62 475.
Domande frequenti sulla violazione del patto di non concorrenza
Come si dimostra la violazione di un patto di non concorrenza?
Attraverso un’indagine investigativa: osservazione e pedinamento per ricostruire gli spostamenti, documentazione fotografica e video dell’attività svolta presso il concorrente, verifica del reale ruolo ricoperto. Il tutto confluisce in una relazione investigativa utilizzabile in giudizio.
Le prove raccolte da un investigatore privato sono valide in tribunale?
Sì, se raccolte da un’agenzia autorizzata (art. 134 TULPS) e nel rispetto dei limiti di legge. La relazione investigativa, con foto, video e riscontri, è ammessa come prova nei giudizi civili e può essere confermata con la testimonianza dell’investigatore.
Su chi ricade l’onere della prova?
Sull’azienda che lamenta la violazione. È il datore di lavoro a dover dimostrare che l’ex dipendente ha infranto il patto: per questo la raccolta di prove solide da parte di professionisti è determinante.
Quali conseguenze rischia chi viola il patto di non concorrenza?
Il pagamento della penale prevista dal contratto (art. 1382 c.c.), il risarcimento del danno e, nei casi urgenti, un provvedimento inibitorio d’urgenza (art. 700 c.p.c.) che impone la cessazione immediata dell’attività in concorrenza.
Quanto costa un’indagine per violazione del patto di non concorrenza?
Un investigatore costa 65 € l’ora (minimo 4 ore), una squadra di due 80 € l’ora, più 0,87 € al km per ogni auto: poiché un’indagine seria dura almeno 3 giorni, si parte da 780 € (da 960 € con la squadra), più i km. Prima di ogni preventivo offriamo una consulenza gratuita in cui definiamo obiettivi, fattibilità e limiti dell’indagine.
L’ex dipendente viene a sapere di essere indagato?
No. Le attività si svolgono nella più totale riservatezza, con tecniche di osservazione che non allertano la persona interessata.
Leggi anche: Falsi investigatori privati: come smascherare chi inganna i clienti.
Operate solo a Torino?
Torino è la nostra sede e area principale, ma seguiamo le aziende anche nel resto del Piemonte, nel Nord Italia e, quando necessario, all’estero.
