La Nuova Era della Carta d’Identità Elettronica: Un Passo Avanti o Un Rischio per la Privacy?

La Nuova Era della Carta d’Identità Elettronica: Un Passo Avanti o Un Rischio per la Privacy?

Carta d’identità elettronica e impronte digitali: cosa cambia per la privacy

A cura di Elio Albertacci, investigatore privato a Torino dal 1994.

Quando si rinnova la carta d’identità, in Comune ti chiedono di appoggiare le dita su un lettore. Molti si domandano dove finiscono quelle impronte, se si può rifiutare e che cosa può farci qualcuno con la propria carta, o con la sua fotocopia. Rispondiamo alle domande che ci fanno più spesso, e aggiungiamo quello che vediamo nel nostro lavoro sui furti d’identità.

Perché la CIE contiene le impronte digitali

La Carta d’Identità Elettronica (CIE) ha un chip, come il passaporto. Dentro il chip ci sono i dati anagrafici, la foto e le impronte di due dita. Dal 2 agosto 2021 le impronte sono obbligatorie in tutta l’Unione europea per le carte d’identità rilasciate alle persone dai 12 anni in su, per effetto del Regolamento (UE) 2019/1157. Lo scopo è rendere più difficile falsificare il documento o usarlo al posto di un altro, anche ai controlli di frontiera.

Dove finiscono le impronte

Secondo il Ministero dell’Interno le impronte vengono acquisite in Comune, servono per produrre la carta e restano solo nel chip. Una volta emesso il documento vengono cancellate dai sistemi usati per il rilascio, e il Ministero dichiara di non tenere un archivio centrale delle impronte dei cittadini. Il regolamento europeo prevede la stessa cosa: le impronte servono a verificare che il documento sia autentico e che appartenga a chi lo mostra.

Chi legge il chip, per esempio a un controllo di frontiera, ha bisogno di apparecchi e autorizzazioni specifiche. Un negozio, un albergo o un ufficio che ti chiede il documento vede i dati stampati, non le impronte.

Si può rifiutare di lasciare le impronte?

Per la carta d’identità elettronica no: sono un requisito del documento. Sono esentati i bambini sotto i 12 anni e le persone per cui la rilevazione è fisicamente impossibile. Chi rifiuta di lasciarle non ottiene la CIE. Resta la possibilità di usare un altro documento di riconoscimento valido, come il passaporto (che però contiene le impronte anche lui) o la patente, che vale come documento di identità ma non per l’espatrio.

Cosa può fare qualcuno con la tua carta d’identità

Qui sta il rischio vero, e non riguarda le impronte. Nei casi che seguiamo il problema nasce quasi sempre da una copia del documento finita nelle mani sbagliate: una foto mandata su WhatsApp a un falso venditore, una scansione chiesta da un sito sconosciuto, una fotocopia lasciata in un ufficio. Con una copia della carta, e magari del codice fiscale, qualcuno può provare a:

  • attivare una SIM telefonica a tuo nome;
  • aprire un conto online o una carta prepagata, da usare per ricevere i soldi di altre truffe;
  • chiedere un piccolo finanziamento o un acquisto a rate;
  • intestarti contratti di luce, gas o noleggio;
  • creare un profilo falso con il tuo nome per ingannare altre persone.

La CIE con il chip è molto più difficile da falsificare della vecchia carta di carta, ma la foto di un documento vero resta una foto vera.

Come proteggersi

  • Non mandare la foto del documento a chi non conosci, nemmeno per «verificare l’identità» in una compravendita online.
  • Quando devi consegnare una copia, scrivici sopra a penna a chi la dai, per quale scopo e la data. Una copia così è molto meno riutilizzabile.
  • Se perdi il documento o te lo rubano, fai subito la denuncia: ti serve per rifarlo e ti protegge se qualcuno lo usa.
  • Controlla ogni tanto la tua posizione nelle banche dati del credito (Centrale Rischi della Banca d’Italia e i sistemi di informazioni creditizie): un finanziamento che non hai chiesto si vede lì.
  • Diffida di chi ti chiede di inquadrare il documento in videochiamata o di fare un selfie con la carta in mano: è una tecnica usata per aprire conti a nome delle vittime.

Trovi altri consigli pratici nella nostra guida alle truffe online e alla prevenzione.

Se pensi che qualcuno stia usando la tua identità

I segnali tipici sono lettere di sollecito per contratti che non hai firmato, richieste di pagamento da finanziarie che non conosci, una SIM o un conto di cui non sapevi niente, oppure amici che ricevono messaggi da un profilo con il tuo nome. In questi casi conviene denunciare subito e conservare tutto: lettere, mail, numeri, schermate.

Un investigatore può aiutarti a ricostruire da fonti lecite chi c’è dietro il profilo o il numero, a raccogliere in modo ordinato le prove e a preparare una relazione scritta da consegnare alla Polizia Postale o al tuo avvocato. Lo facciamo spesso nei casi di verifica dell’identità legati alle truffe online.

EA Investigazioni lavora a Torino dal 1994 con licenza della Prefettura (n. 70166 del novembre 1994, oggi provvedimento n. 10091/2011). Il primo colloquio è gratuito e riservato: scrivici o chiama il 339 486 2475.

Domande frequenti

Le impronte della carta d’identità finiscono in un archivio della polizia?

Secondo il Ministero dell’Interno no: restano nel chip della carta e vengono cancellate dai sistemi del Comune dopo il rilascio.

Posso rifiutare le impronte digitali sulla carta d’identità?

No, per la carta d’identità elettronica sono obbligatorie dai 12 anni in su. Chi rifiuta non ottiene la CIE.

È rischioso dare la fotocopia della carta d’identità?

Può esserlo se finisce nelle mani sbagliate, perché con una copia si possono tentare contratti o conti a tuo nome. Scrivi sempre sulla copia a chi la dai, per cosa e la data.

Cosa possono fare con la mia carta d’identità elettronica rubata?

Possono tentare di usarla per attivare servizi a tuo nome. Denuncia subito il furto, chiedi una nuova carta e controlla nei mesi successivi che non compaiano contratti o finanziamenti che non hai chiesto.