Dietro quasi ogni truffa sentimentale c’è un profilo costruito a tavolino. Non è un account improvvisato: è un prodotto, assemblato con foto rubate a persone reali o generate al computer, una biografia scelta perché ispiri fiducia e una rete di contatti creata apposta per reggere un controllo superficiale. Capire come è fatto — pezzo per pezzo — è il modo più rapido per riconoscerlo prima che la storia arrivi alla richiesta di denaro.
Hai davanti un profilo che non ti convince? EA Investigazioni accerta chi c’è dietro un account sospetto con strumenti leciti e documentabili. Licenza prefettizia, attività dal 1994, prima consulenza riservata e senza impegno.

Fai analizzare il profilo

Da dove arrivano le foto di un profilo falso

Le immagini sono la parte più curata, perché sono quelle che decidono se ti fermerai a leggere il messaggio. Oggi provengono da tre fonti diverse, e ognuna lascia tracce diverse.

Foto rubate a persone vere

È il caso più frequente e il più facile da smontare: le immagini vengono prelevate da account pubblici — spesso di militari, medici, ingegneri, imprenditori — e riutilizzate con un altro nome. La Polizia Postale, nella sua scheda dedicata alle truffe romantiche, descrive esattamente questo schema: profili che usano foto di “uomini molto avvenenti” presentati come imprenditori o militari. Chi subisce il furto di immagine di solito non lo scopre mai. Se le stesse foto compaiono altrove associate a un nome diverso, non serve altro.

Foto rubate da account privati

Più insidiose: provengono da profili chiusi, da chat sottratte o da archivi rivenduti. Non sono indicizzate dai motori di ricerca, quindi una ricerca inversa delle immagini non le trova. È il motivo per cui un esito “nessun risultato” non dimostra nulla, e per cui bisogna guardare anche il resto del profilo.

Volti generati con l’intelligenza artificiale

Sono la novità degli ultimi anni e cambiano le regole: non esiste un originale da ritrovare, perché quella persona non è mai esistita. Restano però piccole incoerenze ricorrenti, soprattutto nelle immagini prodotte in serie: sfondi che si sfaldano ai bordi, orecchini o occhiali asimmetrici, mani e dita imprecise, denti irregolari, scritte illeggibili su cartelli e magliette. Un altro indizio utile è la povertà dell’archivio: dieci ritratti tutti frontali, tutti perfettamente illuminati, nessuna foto casuale, nessuna foto con altre persone riconoscibili.

L’anatomia di un account costruito per truffare

Le foto sono la vetrina; il profilo è il magazzino, ed è lì che si trovano le incongruenze. Questi sono gli elementi che, messi insieme, distinguono un account reale da uno costruito:
  • Età dell’account. Un profilo di pochi mesi che appartiene a una persona di cinquant’anni è un’anomalia: la maggior parte delle persone di quell’età ha account con anni di storia alle spalle.
  • Assenza di passato. Nessuna foto vecchia, nessun ricordo condiviso, nessun commento di amici che si rivolgono al soggetto per nome o che ricordano episodi comuni.
  • Rete di contatti sbilanciata. Amici o follower quasi tutti dello stesso sesso e della stessa fascia d’età del destinatario della truffa: è la lista dei bersagli, non una cerchia sociale.
  • Interazioni generiche. Commenti che potrebbero stare sotto qualsiasi foto (“bellissima”, “che sorriso”), mai un riferimento concreto a luoghi, lavoro, fatti.
  • Biografia costruita per generare fiducia e distanza insieme. Professioni che spiegano al tempo stesso l’affidabilità e l’impossibilità di incontrarsi: militare in missione, chirurgo in una ONG, ingegnere su una piattaforma petrolifera, imprenditore sempre in viaggio.
  • Vedovanza o lutto dichiarati subito. Servono a giustificare la solitudine, ad accelerare la confidenza e a scoraggiare le domande.
  • Lingua incerta. La stessa Polizia Postale segnala l'”italiano spesso sgrammaticato” come uno degli indicatori: frasi tradotte automaticamente, costruzioni che non appartengono all’italiano parlato, errori che ricompaiono sempre uguali.
Attenzione a un errore diffuso: un profilo può essere falso anche se la persona nelle foto è reale e le foto sono coerenti fra loro. Il punto non è “questa faccia esiste”, ma “è la faccia di chi mi sta scrivendo”. Su come si accerta davvero il collegamento fra un account e una persona in carne e ossa, vedi la pagina dedicata alla verifica dell’identità.

Profili falsi e reato: cosa dice la legge

Creare un profilo con l’immagine e i dati di un’altra persona non è una zona grigia: integra il reato di sostituzione di persona previsto dall’art. 494 del codice penale. La Corte di cassazione lo ha affermato in modo netto per gli account social costruiti con foto altrui (Cass. pen., sez. V, n. 22049/2020). Quando poi il profilo serve a farsi consegnare denaro, si aggiunge la truffa dell’art. 640 c.p., con l’aggravante introdotta dalla legge n. 90/2024 per i fatti commessi a distanza tramite strumenti informatici idonei a ostacolare l’identificazione dell’autore.
Questo vale in entrambe le direzioni, ed è bene saperlo prima di improvvisare: anche creare un profilo civetta con foto di un’altra persona per “smascherare” il truffatore è sostituzione di persona. Chi vuole raccogliere elementi utili deve farlo con strumenti leciti, altrimenti rischia di trasformare una denuncia in una controdenuncia. Il tema è approfondito nella pagina sulle investigazioni fai da te.

Cosa possiamo fare noi su un profilo sospetto

Il lavoro investigativo su un account non consiste nel “cercare su Google”: consiste nel correlare fra loro elementi che, presi singolarmente, non dicono nulla. In pratica:
  • Analisi di fonti aperte (OSINT) sulle immagini, sui testi riutilizzati, sui recapiti e sugli account collegati: è il metodo descritto nella nostra pagina sull’OSINT applicato alle indagini.
  • Ricostruzione della catena fra il profilo, i numeri di telefono usati, i canali su cui la conversazione si è spostata e i riferimenti bancari comparsi.
  • Riscontri documentali su società, sedi e cariche citate nella storia, tramite registri consultabili lecitamente.
  • Conservazione ordinata del materiale, in una relazione che il tuo avvocato può allegare alla querela.
Quello che nessun investigatore privato può fare, e che va rifiutato se qualcuno lo promette: ottenere tabulati telefonici, accedere a conti correnti, risalire a un indirizzo IP, entrare in account altrui. Sono attività riservate all’autorità giudiziaria. Se stai valutando a chi affidarti, i criteri sono raccolti nella guida su come scegliere un investigatore privato.

Perché rivolgersi a EA Investigazioni

  • Analisi documentata, non impressioni. Ogni elemento raccolto viene messo per iscritto con l’indicazione della fonte e della data.
  • Riservatezza operativa. Il soggetto non viene mai avvicinato né avvisato: è la condizione perché non sparisca con i dati utili.
  • Trent’anni di attività a Torino con licenza prefettizia, dal 1994, e una rete di corrispondenti per gli accertamenti fuori dall’Italia.
  • Preventivo scritto prima di iniziare, con tariffario depositato presso la Prefettura di Torino.
Quel profilo è vero o è costruito?
Portaci quello che hai — nome, foto, chat, numeri — e ti diciamo cosa è verificabile e in quanto tempo, prima di ricevere qualsiasi incarico.
Elio Albertacci — +39 339 486 2475 — Corso Luigi Einaudi 43, Torino

Parla con un investigatore

Se invece quello che ti manca non è l’analisi del profilo ma il quadro d’insieme del fenomeno, parti dalla guida alle truffe sentimentali online; se il dubbio nasce dal comportamento più che dall’account, guarda i segnali di una truffa sentimentale. E se la conversazione si è già spostata su un’app di messaggistica, la pagina sulle truffe su WhatsApp, Facebook e Telegram spiega cosa cambia e cosa resta come prova.

Domande frequenti

Come capisco se le foto di un profilo sono rubate?

Carica le immagini su più motori di ricerca inversa (Google Immagini, Bing Visual Search, TinEye, Yandex): se compaiono con un altro nome o in un altro Paese, sono rubate. Se non compaiono, non è una prova di autenticità: potrebbero venire da un account privato o essere generate con l’intelligenza artificiale.

Come riconosco un volto generato dall’intelligenza artificiale?

Guarda i dettagli ai margini: sfondi che si deformano, gioielli e occhiali asimmetrici, mani imprecise, scritte illeggibili. Conta anche l’insieme: archivi di soli ritratti frontali perfetti, senza foto casuali né immagini con altre persone riconoscibili.

Creare un profilo falso è reato anche se non chiedo soldi?

Sì. La sostituzione di persona dell’art. 494 c.p. si configura per il solo fatto di indurre altri in errore sull’identità, a prescindere dal vantaggio ottenuto. La Cassazione lo ha ribadito per i profili social creati con l’immagine altrui (sez. V, n. 22049/2020).

Segnalare il profilo alla piattaforma serve a qualcosa?

Serve a far rimuovere l’account, ma attenzione all’ordine: prima conserva tutto il materiale (screenshot completi con date, numeri, riferimenti di pagamento), poi segnala. Una volta rimosso il profilo, quel contenuto non è più recuperabile da te.

Un investigatore può dirmi il nome vero di chi gestisce il profilo?

Può stabilire con certezza che l’identità dichiarata è falsa e ricostruire elementi concreti sull’autore — recapiti, conti, collegamenti, area di operatività. L’identificazione nominativa dipende dalle tracce reali lasciate e non può essere garantita in anticipo da nessun professionista serio.