Finto carabiniere in videochiamata: come difendersi

Finto carabiniere in videochiamata: come difendersi

La truffa del finto carabiniere ha cambiato pelle. Non è più soltanto la telefonata di un sedicente maresciallo che annuncia un incidente del figlio o della figlia: oggi ai malviventi bastano una divisa noleggiata, uno smartphone e una videochiamata per rendere l’inganno molto più credibile. Come documentato da Il Resto del Carlino e Primocanale, ci sono casi in cui una singola vittima anziana è arrivata a consegnare somme e gioielli per un valore di decine di migliaia di euro, convinta di parlare davvero con un ufficiale in servizio.

Il meccanismo, dal punto di vista di chi indaga da anni su queste reti, resta lo stesso di sempre: creare panico, isolare la persona e impedirle di verificare. La novità è la messa in scena. Vedere sullo schermo qualcuno vestito da carabiniere, in quello che sembra un ufficio, abbatte le ultime difese. Ed è proprio su questa apparenza che dobbiamo lavorare per proteggere i nostri familiari più fragili.

Come funziona davvero questa variante

Lo schema si sviluppa quasi sempre in tre fasi. Prima la chiamata iniziale: un finto avvocato o un finto ufficiale racconta di un incidente grave causato da un parente stretto, spesso figlio o nipote. Segue la pressione emotiva: l’anziano sente in sottofondo una voce che finge di piangere, oppure gli viene passato al telefono un presunto familiare in lacrime. Infine arriva la richiesta di denaro contante, gioielli o “cauzione” per evitare l’arresto.

La videochiamata serve ad aggiungere un ingrediente che manca alla vecchia telefonata: la faccia dell’autorità. Vedere una divisa, uno stemma, un tavolo che assomiglia a una scrivania di caserma spinge molte persone a smettere di dubitare. È un trucco psicologico potentissimo, perché sfrutta il rispetto istintivo che gli anziani nutrono verso le forze dell’ordine.

Le tre bugie che smascherano ogni truffa

Ci sono tre affermazioni che nessun carabiniere, poliziotto o magistrato vero pronuncerà mai. Insegnarle ai propri genitori vale più di qualsiasi tecnologia:

  • “Serve subito del contante o dei gioielli”: lo Stato non chiede mai denaro o preziosi per liberare qualcuno. Le cauzioni, quando esistono, seguono procedure ufficiali e non si pagano a un incaricato che passa a casa.
  • “Non riagganci e non chiami nessuno”: il truffatore ha bisogno di tenere la vittima al telefono per impedirle di verificare. Un vero pubblico ufficiale non teme mai una controverifica.
  • “Mando io una persona a ritirare”: l’invio di un “corriere” o di un “collega” a domicilio è il momento in cui la truffa si concretizza. Nessuna procedura reale funziona così.

La regola d’oro: riagganciare e richiamare

Il consiglio più efficace è anche il più semplice. Di fronte a una chiamata o a una videochiamata di questo tipo, si deve chiudere la comunicazione e telefonare autonomamente al 112, oppure al numero del familiare che si dice coinvolto. Mai usare i contatti forniti dall’interlocutore, mai richiamare il numero da cui è arrivata la chiamata. Anche una divisa perfetta sullo schermo non regge alla prova di una verifica indipendente.

È utile lasciare ben in vista, vicino al telefono di casa, un foglietto con i numeri veri: il 112, il cellulare dei figli, un vicino di fiducia. Sembra banale, ma nel momento di panico avere davanti l’informazione giusta cambia tutto.

Cosa può fare (e cosa non può fare) un investigatore privato

Quando la truffa è già avvenuta, molte famiglie ci contattano sperando in un recupero immediato del denaro. Va detto con onestà: la priorità assoluta è la denuncia alle forze dell’ordine, perché il contrasto e il perseguimento penale di questi reati spettano a loro. Un investigatore privato non sostituisce mai la Polizia o i Carabinieri e non può accedere a banche dati riservate.

Il nostro lavoro, all’interno di limiti di legge molto precisi, è di supporto: aiutare la famiglia a ricostruire con ordine la cronologia dei fatti, raccogliere e conservare gli elementi utili (registrazioni delle chiamate ricevute dalla vittima, messaggi, eventuali fotografie del “corriere” o della sua auto scattate da telecamere condominiali), e organizzare questo materiale in modo che sia realmente utilizzabile dai legali e dagli inquirenti. Molte prove, se raccolte male o violando la privacy di terzi, diventano inutilizzabili in giudizio: qui l’esperienza di chi sa muoversi nel rispetto delle regole fa la differenza. Chi desidera approfondire come lavoriamo può consultare la pagina dedicata alle indagini e alla sicurezza e, per un inquadramento generale, il nostro ruolo di investigatore privato a Torino.

La prevenzione conta più di tutto

Contro questa truffa, l’arma migliore resta la conversazione in famiglia. Parlare apertamente con i genitori anziani, spiegare loro che nessun militare chiede soldi al telefono, ripeterlo con calma e senza allarmismi: è questo che salva davvero. Le organizzazioni criminali contano sull’isolamento e sulla vergogna. Un anziano che sa di poter chiamare i figli in qualsiasi momento, senza sentirsi giudicato, è un anziano molto più difficile da ingannare.

Se sospettate che un vostro familiare sia già stato avvicinato, o se qualcosa nei suoi racconti non torna, è bene approfondire con calma. Chi si occupa anche di indagini a Torino incontra spesso famiglie che si accorgono troppo tardi di prelievi anomali o consegne sospette.

Domande frequenti

I carabinieri possono davvero fare una videochiamata per chiedere una cauzione?

No. Nessun appartenente alle forze dell’ordine contatta i cittadini in videochiamata per chiedere denaro, gioielli o “cauzioni” da consegnare a domicilio. Se accade, è certamente una truffa.

Come faccio a verificare se la chiamata è vera?

Riagganciate sempre e chiamate voi il 112, oppure telefonate direttamente al familiare che dicono coinvolto. Non usate mai i numeri suggeriti dall’interlocutore e non richiamate il numero da cui è arrivata la chiamata.

Mio padre ha già consegnato del denaro: cosa devo fare subito?

Presentate immediatamente denuncia ai Carabinieri o alla Polizia e conservate ogni elemento utile: numeri di telefono, orari, eventuali messaggi e registrazioni. La tempestività aiuta le indagini e le eventuali segnalazioni bancarie.

Un investigatore privato può recuperare i soldi persi?

Il recupero delle somme e la punizione dei responsabili spettano all’autorità giudiziaria. L’investigatore può affiancare la famiglia nella ricostruzione dei fatti e nella raccolta ordinata e lecita del materiale probatorio da mettere a disposizione di legali e inquirenti.

Le registrazioni fatte dalla vittima si possono usare?

Una persona può registrare una conversazione a cui partecipa direttamente, e questa può avere valore. È diverso raccogliere prove violando la privacy di terzi: prove ottenute in modo scorretto rischiano di essere inutilizzabili. Per questo è meglio farsi guidare.

Come proteggo i miei genitori prima che accada?

Parlatene con loro, spiegate che nessun militare chiede denaro al telefono, lasciate i numeri veri vicino al telefono e concordate la regola di richiamarvi sempre prima di consegnare qualcosa a chiunque.

In tanti anni sul campo ho visto quanto sia sottile la linea tra un anziano sereno e uno spaventato: basta una telefonata studiata per farla saltare. Queste bande sono organizzate, provano la scena, sanno recitare. Il mio consiglio, semplice e concreto, è uno solo: insegnate ai vostri genitori a fermarsi e a riagganciare. Un attimo di respiro e una telefonata al 112 valgono più di qualsiasi allarme costoso. E se il danno è già fatto, non lasciate soli i vostri cari per vergogna: denunciate subito e chiedete aiuto a chi sa come raccogliere le prove nel modo giusto.

Elio Albertacci

Fonti (dove ci siamo documentati): Il Resto del Carlino e Primocanale.