Mobbing sul lavoro: come dimostrarlo e cosa fare

Mobbing sul lavoro: come dimostrarlo e cosa fare

Mobbing sul lavoro: come dimostrarlo e cosa fare

A cura di Elio Albertacci, investigatore privato autorizzato dalla Prefettura di Torino dal 1994.

Il mobbing si dimostra con i fatti messi in fila: messaggi, mail, ordini di servizio, testimoni, certificati medici, un diario tenuto giorno per giorno. Non basta sentirsi maltrattati, e non basta un episodio grave. Chi fa causa deve provare una serie di comportamenti ripetuti nel tempo, lo scopo di colpirlo e il danno che ne è derivato. Qui spieghiamo cosa fare subito, quali prove servono, a chi rivolgersi, e anche cosa può fare (e cosa no) un investigatore privato, perché su questo punto in rete si leggono molte promesse sbagliate.

Cos’è il mobbing, per la legge

In Italia non c’è una legge che definisca il mobbing. La tutela nasce dall’art. 2087 del codice civile, che obbliga il datore di lavoro ad adottare le misure necessarie «a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro». Il resto l’hanno costruito i giudici. Per la giurisprudenza della Cassazione, di regola, il lavoratore deve dimostrare quattro cose:

  1. una serie di comportamenti ostili, ripetuti e sistematici, anche se presi uno per uno potrebbero sembrare leciti;
  2. l’intento di colpire la persona, cioè un filo che lega quei comportamenti;
  3. un danno alla salute, alla personalità o alla dignità;
  4. il collegamento fra quei comportamenti e il danno.

Quando manca l’intento persecutorio ma l’ambiente di lavoro è comunque diventato nocivo, i giudici a volte parlano di straining, una forma meno grave che può comunque dare diritto al risarcimento. Quale delle due strade seguire lo decide l’avvocato.

Come si riconosce

Non è mobbing un rimprovero, un trasferimento motivato o un capo antipatico. Lo diventa quando i comportamenti si ripetono e puntano sempre sulla stessa persona. I segnali più frequenti:

  • essere tolti da progetti, riunioni, mailing list, senza spiegazione;
  • ricevere compiti molto al di sotto della propria qualifica, o nessun compito;
  • contestazioni disciplinari a raffica per cose che agli altri vengono perdonate;
  • critiche e umiliazioni davanti ai colleghi o ai clienti;
  • cambi di turno, di sede o di orario che colpiscono solo te;
  • voci messe in giro sulla tua vita privata;
  • pressioni perché tu dia le dimissioni.

Se il comportamento arriva dai superiori si parla di mobbing verticale, se arriva dai colleghi di mobbing orizzontale. In tutti e due i casi è chiamato in causa il datore di lavoro, che per l’art. 2087 c.c. deve tutelare chi lavora per lui.

Cosa fare subito

  1. Comincia un diario oggi. Data, ora, luogo, chi c’era, cosa è stato detto o fatto, con le parole esatte. Scritto il giorno stesso vale molto di più di una ricostruzione fatta mesi dopo.
  2. Salva tutto quello che è scritto. Mail, chat, ordini di servizio, contestazioni, valutazioni. Inoltrale su un indirizzo personale solo se il regolamento aziendale lo permette, altrimenti fotografa lo schermo e chiedi all’avvocato come conservarle.
  3. Annota chi ha visto. Nome dei colleghi presenti, anche di quelli che oggi non parlerebbero mai.
  4. Vai dal medico. Ansia, insonnia, mal di stomaco: se ci sono, falli certificare. Il danno va provato come il resto.
  5. Parla con un avvocato giuslavorista o con il sindacato prima di fare qualunque mossa in azienda: una lettera scritta male può fare più danni del capo.
  6. Non dimetterti d’impulso. Le dimissioni cambiano la tua posizione in causa: decidi solo dopo aver parlato con il legale.

Le prove che reggono, e quelle che non reggono

ProvaQuanto pesaAttenzione a
Documenti aziendali (ordini di servizio, contestazioni, cambi di mansione)Molto: li ha scritti l’aziendaConservarne copia prima che spariscano
Mail e messaggi del capo o dei colleghiMolto, se completi e datatiNon portare via dati aziendali riservati
TestimoniDecisivi, spessoI colleghi ancora in servizio hanno paura: gli ex colleghi parlano più facilmente
Diario personaleAiuta, se tenuto giorno per giornoDa solo non basta
Certificati medici, relazioni dello psicologoNecessari per il dannoDevono collegare il disturbo al lavoro
Racconti a voce, impressioniPocoVanno trasformati in fatti con date

Cosa può fare un investigatore privato nel mobbing

Meno di quanto si legga in giro, ed è giusto dirlo. L’investigatore non può entrare in azienda, non può leggere la posta aziendale, non può piazzare registratori negli uffici. Quello che succede dentro, in genere, si prova con i documenti e i testimoni, non con un investigatore.

Ci sono però situazioni in cui un lavoro di indagine serve davvero:

  • Trovare i testimoni. Gli ex colleghi che hanno lasciato l’azienda sono spesso i testimoni migliori, perché non hanno più niente da perdere. Rintracciare dove lavorano oggi o dove abitano, perché l’avvocato possa contattarli, è un lavoro che facciamo con fonti lecite.
  • Documentare quello che succede fuori. Se il comportamento ostile esce dall’ufficio, per esempio con appostamenti, inseguimenti, contatti con la famiglia, quello si può osservare e documentare in luoghi pubblici.
  • Raccogliere quello che è pubblico. Post sui social, recensioni o commenti denigratori online: si cristallizzano con data e indirizzo, prima che vengano cancellati.
  • Ricostruire precedenti noti. Se altri lavoratori hanno avuto lo stesso problema con la stessa persona, può valere la pena capirlo, sempre attraverso fonti lecite e senza promettere ciò che non si può ottenere.

Per questo, prima di proporre un’indagine, conviene sentire l’avvocato che segue la causa. Senza la sua strategia un’indagine rischia di raccogliere cose inutili e di costare per niente.

Quando è l’azienda a chiedere aiuto

Capita anche il caso opposto. Un’azienda riceve una lettera dell’avvocato di un dipendente che denuncia mobbing, e nello stesso periodo il dipendente è in malattia da mesi. A volte la malattia è vera e il problema anche, e lì l’azienda deve guardare dentro di sé. Altre volte il lavoratore, durante la malattia, lavora per un concorrente o fa attività incompatibili con il suo stato. Verificarlo fuori dall’azienda, in luoghi pubblici, è un accertamento lecito che il datore di lavoro può chiedere a un’agenzia autorizzata, come spieghiamo nelle pagine sul controllo dei dipendenti e sulla falsa malattia. Lo Statuto dei lavoratori vieta invece le indagini sulle opinioni e sulla vita privata del lavoratore che non c’entrano con il lavoro: su quelle non si lavora.

A chi rivolgersi

  • Un avvocato giuslavorista: è lui che valuta se le prove bastano e quale strada prendere.
  • Il sindacato o un patronato: per una prima consulenza e per le vertenze.
  • Il medico: per curarti e per certificare il danno.
  • Le forze dell’ordine: solo se ci sono minacce, violenze o altri reati, che si denunciano a parte.
  • Un investigatore autorizzato: quando l’avvocato ha bisogno di trovare testimoni o di documentare fatti avvenuti fuori dall’azienda.

Mobbing, straining, abuso di potere, bullismo: le parole

ParolaCosa indica di solito
MobbingComportamenti ostili ripetuti nel tempo, con l’intento di colpire o allontanare una persona
StrainingUna situazione di stress forzato, a volte prodotta anche da una sola azione dagli effetti duraturi, senza la serie di attacchi tipica del mobbing
BossingIl mobbing che parte dai vertici dell’azienda, spesso per spingere qualcuno alle dimissioni
Abuso di potere, bullismo sul lavoroEspressioni comuni, non categorie di legge: possono rientrare nel mobbing o nello straining, oppure essere episodi isolati

Il nome conta meno dei fatti. Al giudice interessa cosa è successo, quando, chi c’era e che danno ha prodotto.

Si può denunciare il mobbing?

Dipende da cosa si intende. Il mobbing in sé si fa valere con una causa di lavoro contro il datore di lavoro, chiedendo che cessi e che il danno venga risarcito. Se invece dentro la vicenda ci sono fatti che sono reati, come minacce o violenze, quelli si denunciano alle forze dell’ordine e seguono la loro strada. Spesso le due cose vanno insieme, ed è l’avvocato a decidere da dove partire.

Gli errori che indeboliscono la causa

  • Sfogarsi sui social con nomi e dettagli: si rischia di passare dalla parte del torto e di regalare argomenti alla controparte.
  • Portare via documenti riservati dell’azienda per usarli come prova senza averne parlato con l’avvocato.
  • Aspettare troppo prima di scrivere il diario o di andare dal medico: i ricordi sbiadiscono e il collegamento con il lavoro diventa difficile da dimostrare.
  • Rispondere alle provocazioni: un gesto o una frase di troppo può diventare la contestazione disciplinare che l’altra parte aspettava.
  • Fidarsi solo della solidarietà dei colleghi: chi oggi ti dà ragione alla macchinetta del caffè non sempre accetta di testimoniare.

Chi siamo

EA Investigazioni lavora con licenza art. 134 T.U.L.P.S. n. 70166 del novembre 1994, oggi provvedimento n. 10091/2011 della Prefettura di Torino. In 32 anni abbiamo seguito oltre 2.500 casi, di cui oltre 300 per aziende, a Torino e in tutto il Piemonte. Lavoriamo spesso insieme agli avvocati giuslavoristi: trovi come nella pagina servizi per gli studi legali. Le tariffe sono pubbliche: 65 € l’ora, minimo 4 ore, più 0,87 € al km per veicolo (quanto costa un investigatore privato).

Il primo colloquio è gratuito e riservato. Chiama il 339 486 2475 o scrivici su WhatsApp.

Domande frequenti

Come si dimostra il mobbing sul lavoro?

Con documenti aziendali, mail e messaggi, testimoni, un diario scritto giorno per giorno e certificati medici che collegano il disturbo al lavoro. Serve dimostrare comportamenti ripetuti, l’intento di colpire e il danno.

Il mobbing è un reato?

Non esiste un reato chiamato mobbing. La tutela è soprattutto civile, attraverso l’art. 2087 c.c. Singoli comportamenti, come minacce o violenze, possono però essere reati e si denunciano a parte.

Cosa devo fare se subisco mobbing?

Tenere un diario, salvare mail e messaggi, annotare i testimoni, farsi visitare dal medico e parlare con un avvocato giuslavorista o con il sindacato prima di muoversi in azienda.

Posso farmi aiutare da un investigatore privato?

Sì, ma in modo mirato: per rintracciare ex colleghi che possono testimoniare, documentare fatti avvenuti fuori dall’azienda o raccogliere contenuti pubblici online. Non può entrare in azienda né accedere alla posta aziendale.

Quanto deve durare il mobbing per essere riconosciuto?

La legge non fissa una durata minima. Conta che i comportamenti siano ripetuti e collegati fra loro: per questo la cronologia del diario è così importante.

Cosa può fare l’azienda accusata di mobbing?

Verificare i fatti con il proprio legale e, se il dipendente in malattia svolge attività incompatibili o lavora altrove, farlo accertare da un’agenzia autorizzata con controlli leciti fuori dal posto di lavoro.

Quanto costa un’indagine con noi

1 investigatore: 65 € l’ora, minimo 4 ore, poi si conta a mezz’ora

2 investigatori in squadra: 80 € l’ora

Rimborso chilometrico: 0,87 € al km per ogni auto impiegata

Relazione per il tribunale, con le foto: 200 € in più

Trasferte, visure e spese vive sono a parte e documentate. Il primo colloquio è gratuito, in ufficio a Torino o in videochiamata, e il preventivo scritto arriva entro un’ora.

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